Veemente d’acqua il getto
su gracile fiamma
di tenue calore
al silenzio s’avvolge.
Così tremula
a tal punto
d’esser ombra
della sua ombra.
Così tiepida
a tal punto
d’esser pace
s’un palmo d’attesa
E d’allora solo attese
d’una attesa mortale
solo tregua per l’arsura
che dell’arsura si nutre.
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Se almeno avessi un cielo
e due braccia impetuose
come cascate montane
saprei estirpare l’ortica
che insidia il ripostiglio
della mente.
Ma di fango asciutto
le scarpe sono sporche
e della polvere scura
di questa arida terra
sono solide le impronte.
E neanche d’una pioggia fresca
è il conforto
ma
se almeno avessi un cielo…
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Benvenuto Messer. Che il sole sorrida sul tuo vascello, ed il vento gonfi le vele verso nuovi mondi…
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