S’ imbandisce la notte, tavolo di cartomante,
Scompaiono i razzi, nel grande prisma stellato
E piovono colori,
Un bosco di ventagli e girandole evanescenti,
Lontani applausi di colosso.
Paiono chiome d’albero i fuochi d‘artificio, nelle fiere di settembre.
Una teoria di tarocchi illumina le campagne toscane,
Mortai di coriandoli e di stelle filanti.
Nell’odore della polvere pirica,
Il vento sembra accompagnare la voce gracchiante di un grammofono,
lontani canti di soprano e tenori accarezzano i tetti delle case,
Romanze di passione e gelosia,
languide note d’addio che invitano la gente all’amore,
radunati nelle strade
Nell’ombra dei giardini, o sulle panchine,
Si cercano, sensibili mani di cieco.
È alfabeto braille, la notte, nelle fiere di settembre.
In quest’aria sulfurea, intrisa di presagi e promesse io m’interrogo:
“ Luna, grassa fattucchiera,
confidami, come interpretare questa malinconia ? “
Ma poi incontro il tuo sguardo,
Sfuggente come le gonne delle zingare,
Tenue e caldo come lume di rificolona,
La cui ombra danza elusiva nei borghi, sui vicoli lastricati,
Tra le grida dei bambini e i tiri di cerbottana..
Mi prendi le mani e mi porti con te, tra i cespugli
Vuoi fare l’amore, in silenzio, cauta superstizione..
E allora capisco, capisco..
Quell’odore minerale, quel languore,
È soltanto la vita che passa,
solo l’estate che finisce.
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