Siti, blog e web hosting gratis Crea sito web
Banner
Banner
Banner

Regana e Lando §§

Dicembre 22nd, 2008

Posato su di un angolo del suo ventre.

Le piccole zanne appuntite”cristalli di luna” pensai.

Piccolo mammifero penetrato nella pelle.

Regana guardava quella piccola India come un quadro che prende vita.

“Quelle 4 buffe zampe…”.forse mentre dorme posso immortalare la sua posa maestosa e solenne”.

Lando continuava a dormire con il volto cosparso di incolta barba .Le sue labbra appena schiuse lasciavano sfuggire un sibilo acuto .Mi avvicinai a quel respiro:”è assurdo come la vaniglia possa trasudare anche dal suo alito!”.

Presi l’occhio portatile di Lando. Vi guardai dentro cercando lo scatto.

La bestia era fuggita lasciando il suo ventre nudo.”no!”pensai,”così non è bello!ma dove si è cacciato quel mostriciattolo?” .Cominciai a ruotare su me stessa tenendo lo sguardo fisso nell’occhiello della macchinetta infernale.

Sul comò trovato alla discarica due mesi prima avevo posato tre ceri di quelli rossi che in chiesa si posano ai piedi della Madonna,due di questi erano accesi e le fiammelle vibranti richiamavano la notte .La polvere sul mobile era spessa e donava una patina chiara confondendo le venature d’abete rosso e spegnendo i miraggi brillanti della marezzatura.

Era strano(me ne resi conto) di come fosse impossibile che nessun oggetto inutile si trovasse su quella distesa polverosa.

Mi spostai appena verso destra.

La parete arancione,l’immagine di un grande albero secolare,più a destra il cavalletto di legno senza fogli,più a destra ancora una sedia in legno scuro,il poggiaculo di paglia intrecciata e sopra un cumulo disastroso di abiti,calzini,sciarpe,un cappello da ferroviere preso al negozio di vestiti usati un giorno che ero in giro da sola e non sapevo come spendere dodicimilalire.Più a destra ancora la parete arancione,più a destra…eccolo!”ma cosa diamine ci fai li?”TATLIK,immortalato.”ora torna da dove sei venuto!”.

Il mio urlo svegliò Lando che si tirò su di scatto spolverandosi una spalla ancora sporca di sogni e si guardò la pancia e mi disse con la bocca impastata e uno sguardo a dir poco sconvolto:”ma non l’avevo tatuato a destra?”

Che sogni fai

al destar del tuo sguardo?

Che cosa vedi

Allo schiudersi delle tue palpebre?

Quando i tuoi passi s’accavallano

Percorrendo i miei giorni

assassinando il mio destino

nella follia mi getto

cercando i tuoi lineamenti

riflessi sulle schegge di lacrime

spezzate dalla realtà

…che sogni fai?

********** ************ *************

La tua voce al telefono…come incanto che vibra caldo nel mio udito .Il tuo alito che trapassa la meccanica assurda di questo apparecchio senz’anima. Attraversata dal tuo suono. La compagnia che mi dai srotolando parole delicate.

“Ci vogliamo incontrare?”mi domandasti con un sussurro,”domani!”ti risposi.

Regana camminava svelta guardando il rapido rincorrersi dei suoi piedi elevati su di una gommosa zeppa color mare. Le gambe leste e decise,molto sudate,accarezzate dalla fresca viscosa rossa che la scopriva già molto prima delle ginocchia. Il ventre morbido si distendeva verso i fianchi decisamente solcati da uno slip strettino .Il seno lucido di sudore,sempre un po’ oltre la taglia del vestito e le spalle larghe solleticate dai biondi capelli voluminosi,molto voluminosi.

Lando aspettava seduto al volante nella sua stretta e amata latta color sangue.

Era quello sguardo magnetico di lui che pareva muoverle il corpo,dopo mesi ancora così eccitata ed ogni nuovo incontro.

Ad una ventina di passi dall’automobile già si annusava nell’aria quel mieloso profumo di torta e alla gola le veniva una sensazione come di passionale golosità.

Finalmente seduta accanto a Lando .La mano di lui si aggrovigliò ai capelli e la strinse forte a sé,le accarezzò le labbra scivolando con la lingua nella sua morbida bocca bagnata e come in un bollente amplesso quel bacio esplose in un godimento scandito dalle note drammatiche di un brano irlandese che sembrava scritto per quel momento .Lando passò un polpastrello profumato sulle labbra di Regana:”oggi mi sembri quasi una donna!”.

********** ********** **********

Ho acceso l’incenso al caprifoglio,ne ho aspirato con le narici il penetrante odore,caldo,insistente. Chiudendo gli occhi e lasciandomi trasalire dal ricordo dell’ultima volta che ho confuso la mia mente nel tuo sguardo.

È tutto un mondo di sapori dolciastri che mi si plasmano addosso.

Ho acceso lo stereo e il nastro ha snocciolato note violente di corde acide pizzicate con ritmo frenetico. Come un pianto disperato di chi nella foresta cerca le sue briciole di pane per ritornare a casa…poveri passi mai più ritrovati!

Si confondono i pensieri col paesaggio cittadino oltre la lastra.

La giornata risplende di tiepidi raggi che si sparpagliano nei vicoli silenti fino ad entrare furtivi nei portoni dei palazzi ancora spenti dal sonno.

Il mattino appena cominciato di una domenica di primavera come tante,ma come l’unica in cui Regana non lo vide arrivare più.

Prese con gesto rituale il bastoncino odoroso e servendosi di un delicato fuochino creato con abile magia allo scorrere del dito pollice della mano sinistra su di una rotella dentata diede vita alla bacchetta color bruciato.

Lando molto probabilmente stava preparando il caffè come ogni domenica all’alba. L’avrebbe bevuto lentamente seduto sul suo letto bianco nella sua stanza arancione…quella stanza troppo piena di Regana.

********** ********* ***********

Ma nel tempo che non si chiude mai come petali impietriti…

Sul tavolo di formica rossa dai bordi cromati e gli spigoli smussati stava posato il mazzo di chiavi della latta color sangue.

Alcuni passi morbidi,la sua camminata flessuosa,elastica.

La mano che afferra le chiavi,uno sguardo all’orologio sulla parete.

La parete appena imbiancata ospitava un’alta fila di mensole color dell’ ebano e ogni mensola,lunga quanto due braccia,si caricava il peso di centinaia e centinaia e centinaia di fotografie. Un’infinità di immagini scattati che oltre le mensole si srotolavano sul pavimento percorrendo il perimetro della stanza come in un disordinato girotondo.

“sono le nove passate”

Lando che guarda verso la porta del bagno.

Lando che cammina verso l’ingresso di casa.

Lando che torna sui suoi passi,spalanca la porta del bagno e si affaccia felino.

“sei pronta?”

Regana:l’acqua che scorre schiumosa sulle sue mani. Le dita lunghe e carnose,appena inanellate d’ori e argenti scuri. Le unghie dipinte di vino cupo.

Regana che si spruzza sul viso acqua gelata.

“si vede che ho pianto?”

Lando guarda con fare indurito il trucco sbavato di Regana,guarda le sue gote arrossate e le labbra umide e delicate.

“si! I tuoi occhi sono molto verdi”

Regana chiude il rubinetto,si scruta nell’enorme specchio:i suoi capelli sono cresciuti,la frangia insiste sui suoi occhi,occupando più spazio di quanto dovrebbe.

“ora mi vesto”

Le calzamaglie nere,i calzettoni di spugna grigi ,il vestito di lycra multicolor,gli stivali neri.

Regana si porta lenta verso la cucina e prende dal tavolo di formica rossa una sacca color prato.

Regana e Lando siedono composti sui sedili posteriori dell’automobile. Le mani esperte di lei versano del the bollente nella tazza di Lando. Nella sacca hanno trovato posto anche un vassoietto di paste secche fatte da Regana.

-Laika-fluttua nel piccolo ambiente.I due sorseggiano lenti dalle calde tazze inebriati dal profumo dolciastro della bevanda.

Fuori lo scorrere fluido delle macchine nel buio nebbioso di un autunno come tanti a Milano.

Fine…

Invia su altri portali questo testo

Tags: ,

2 Responses to “Regana e Lando §§”

  1. admin Says:

    Questa poesia è stata inserita nella tua cella
    http://ilmonastero.altervista.org/celle/utenti/lamadiluna.htm

  2. badessa Says:

    ti abbiamo inviato l’editing

Leave a Reply

Filled Under: --Racconti online, -Fiabe, lamadiluna#
Banner
Banner
Banner
Banner