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MEMORIE DI INFANZIA

Ottobre 31st, 2008

Quel giorno, decisi di tornare in paese.

Viaggiavo da sola. Era una giornata secca e afosa.

Mi ero, appena lasciata alle spalle, la provinciale.

Così, piegai a destra, per la stradina del Pantano, attraversai quel piccolo viottolo, angusto e polveroso che, dalle casette nuove, insinuandosi tra timide cime di argilla bianca, tutto d’un tratto s’impenna, per, poi approdare, inaspettatamente, su, in cima, alla stradina rotabile, proprio ai piedi di Alianello Nuovo, vicino l’Ulivone.

Dal cuore della mia infanzia, serena e luminosa, impressa in quei luoghi arcani, tra i rami di ulivi secolari, sui mattoni della piazza davanti la Chiesa, procedevo verso il villaggio.

Capitava che, ogni volta, appena prendevo la via del paese, venivo avvolta da una sorta di irrefrenabile commozione, simile alla tenerezza degli occhi delle mamme per i figli, e, che, aumentava via via che intravedevo le prime case, irte sullo strapiombo.

L’oblio cancellava il resto, mentre l’animo abbracciava ogni cosa lo sguardo sfiorasse, come l’edera, nella chiesetta di San Giacomo, che s’abbarbica sugli alberi e sui muri.

Filari radi di pini selvatici e abeti, ai lati della strada, si ergevano contro vento, per cedere, poi, il passo alla macchia bruma e a vivaci ginestre odoranti.

Più in là apparve la collina, sulla quale, a macchie, ondeggiano ulivi antichi e toppe di campicelli coltivati.

I fianchi della collina precipitavano in voragini a strapiombo, i calanchi, mentre alcuni canneti si ergevano sul lembo dei fossi, proprio sotto il ponte rifatto.

Il silenzio imperava cupo, profondo, sovrumano.

Proseguendo verso sopra, cominciavo a sentire voci di donne e bambini, l’abbaiare incrociato di cani, il raglio di qualche asino che già tornava dalla fatica. Voci che, poi, si perdevano nel vuoto del Fosso del Bersagliere.

Più avanti, passando dal vecchio panificio, venivo catturata dal profumo di pane, fresco, penetrante, che mi dilatava le narici e che tante cose mi diceva del tempo andato.

Giunta al centro dell’unica via maestra del paese, venni catturata dai profumi inebrianti e familiari, dei sughi al basilico che fuoriuscivano da ogni angolo.

Davanti ai bar del villaggio, uomini anziani sedevano a giocare a scopa, mentre discorrevano del tempo della caccia e dei campi.

Poi, d’un tratto, dinanzi a me si apriva la stradina che portava al mio vicoletto e alla casa dov’ero nata e cresciuta, in Via Marconi.

Così, mi avvicinai in silenzio soffocando la gioia.

Non so proprio come, ma mia mamma se n’accorse, e uscì abbracciandomi. Poi, giunse pure mio padre.

Il calore delle loro braccia morbide, muscolose, che avevo dimenticato, mi riportò ai tempi d’infanzia e un pò mi imbarazzai.

Poi, ci sedemmo sui gradini di casa, e mentre li guardavo, mi rendevo conto che, di colpo, erano invecchiati. E io ero stata lontana, mi ero scordata di loro. Mi inteneriva vederli insieme, vicino a me, come facevano quand’ero bambina. E io mi ero scordata di loro! Li accarezzai, poi ci mettemmo a discorrere.

Ai lati della vecchia scala e sul muretto di pietra, numerose fioriere variopinte, mi ricordavano che tutto passa e muore.

E mi tornò in mente una filastrocca di mia nonna che finiva: “come si scioglie la neve e pure la cera, così si scioglie la vita mia ora per ora.

Addì, 30/10/08

Carmela Lo Bosco da Aliano ( MT )

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One Response to “MEMORIE DI INFANZIA”

  1. admin Says:

    Poesia inserita correttamente

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