Il ragazzo Cataldino si svegliò nella cameretta che condivideva con la sorella,e le sue nari percepirono subito un odore conosciuto e gradito, quello delle frittelle, o “pettole”, come venivano chiamate nel dialetto locale, che ogni famiglia di Taranto, ricca o povera, usa preparare la mattina del 22 novembre,giorno di Santa Cecilia, che, in un certo senso, dà inizio al beato periodo delle festività natalizie.
In genere, in ora poco più che antelucana, sia per le strade di Taranto nuova che per i vicoli di Taranto vecchia, in uno dei quali Cataldino abitava, si diffonde anche il suono della banda comunale che, con le sue pastorali, annuncia che il Natale è ormai vicino, ma Cataldino, forse immerso nel sonno, non aveva udito nulla.
Perciò chiese alla sorella che era desta anche lei e fissava malinconicamente la striscia di luce che i raggi del primo sole disegnava sul pavimento, se avesse udito la musica della banda.
“Non ricordo bene-fu la risposta- forse dormivo.
Era una risposta smozzicata ed incompleta, come tante altre che Maristella, maggiore del fratello di due anni, soleva rifilargli, ogni volta che la ragazza pensava che giungeva l’ alba di un giorno festivo, in cui si sarebbero divertiti tutti, tutti tranne lei.
Già, perchè Maristella,colpita ancora da piccola da una paresi che, malcurata, era diventata poi irreversibile, era condannata a stare sempre in casa, seduta sulla sedia a rotelle, non essendovi per lei possibilità di affrontare gli alti scalini di quel secondo piano, in quella vecchia casa senza ascensore che il Comune aveva loro assegnato.
Numerose erano state le proteste del padre di Maristella il quale, pur essendo un semplice pescatore, aveva un vivo senso della giustizia.
Egli aveva detto varie volte all’ assessore: “a che vale che voi mi abbiate dato una casa, se questa non permette l’ installazione di un ascensore?
Mia figlia, che non può camminare, in questa casa è come prigioniera.”
Ma non vi era stato nulla da fare: Maristella così trascorreva le sue giornate sulla sedia a rotelle, presso la finestra, e da lì contemplava il mare, il mare azzurrissimo di Taranto, celebre per i suoi tramonti: almeno in questo la sua città le era d’ aiuto.
Ma, per il resto, tutti i divertimenti le erano priobiti, perchè non poteva accedervi e, nel fondo del suo cuore, forse invidiava un poco il fratello il quale era incapace di star fermo per più di due minuti, tanto che l’ avevano soprannominato ” anguilla”, e non si lasciava sfuggire nessuna occasione per divertirsi. Mentre lei, invece…
Ma ecco entrare nella stanza dei ragazzi la madre che annuncia trionfalmente:” Anche quest’ anno, con l’ aiuto di Dio e di San Cataldo, le pettole sono pronte!”
Cataldino, a queste parole, schizza come un razzo verso la cucina, mentre la madre si avvicinava affettuosamente a Maristella, aiutandola a sedersi sulla sedia, e le dice: ” Vedrai come sono buone!ancora migliori di quelle dell’ anno scorso! E poi stasera -aggiunge, vedendo il viso corrucciato della figlia- stasera ci saranno i fuochi d’ artificio, lo sai? E da questa finestra si vedranno benissimo…”
Ma intanto Cataldino, giunto in cucina, sta già facendo razzia delle pettole. La madre però lo ferma e lo ammonisce:”Ricordati che devi portarne un pò a scuola. L’ho promesso alla tua professoressa.”
La professoressa! Questa parola fa andare di traverso a Cataldino una gustosissima pettola, e gli fa tornare in mente la scuola, alla quale non pensa volentieri, la scuola in cui la sua posizione non è proprio delle più sicure, in cui per punizione l’ hanno escluso dalla banda che suonerà la Pastorale, ed in cui da qualche tempo deve tornare il pomeriggio per tentare un recupero.
Preso da questi sgradevoli pensieri, Cataldino smette di mangiare, si lava e si veste alla meglio, ed esce. Ufficialmente, per andare a scuola.
Ma oggi tutto il vicolo odora festosamente di olio fritto, ed inoltre sembra estate, perchè il mare è brillante ed invitante, complice anche un vecchio pescatore che, gli occhi rimpiccioliti nel viso rugoso, lo fissa e poi dice:
” Ragazzo, vorresti aiutarmi ad andare per cozze? Oggi si vendono come il pane ,e,s’ intende, ce ne sarà una buona porzione anche per la tua famiglia.”
E Cataldino accetta, e per la prima volta marina la scuola.
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