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L’incidente

Ottobre 1st, 2008

Isa, ventitre anni, studentessa universitaria ormai prossima alla laurea, era seduta alla scrivania della sua cameretta, cercando invano di concentrarsi nello studio dei pochi esami che le rimanevano.

Il testo che aveva in mano riguardava l’ ultimo esame di letteratura italiana, e precisamente Giacomo Leopardi, di cui veniva messo in rilievo il valore positivo che egli attribuiva alla rimembranza “ ancor che triste, e che l’ affanno duri.” (sonetto “ Alla luna”).

Isa, che conosceva bene da tempo il sonetto, mai si era chiesta quale valore avesse per lei il ricordo, anche perché, essendo così giovane ed avendo avuto, fino ad allora, una vita nel complesso serena, non le era mai capitato di avere un ricordo triste il cui dolore si prolungasse nel tempo.

Ma adesso invece sì, adesso aveva avuto il suo battesimo di fuoco, ossia il suo primo, grande amore che però era andato in pezzi, lei non riusciva a capirne neanche il perché, e, di conseguenza, il suo primo grande dolore che lei non riusciva a dimenticare.

Però il ricordo di esso, ossia la rimembranza, per dirla col Leopardi, non le dava sollievo alcuno, anzi la faceva soffrire di più, specialmente quando la radio trasmetteva la canzone di Celentano allora in voga.

“ Ora sei rimasta sola…” cantava Adriano, ed a lei sembrava che cantasse proprio per lei, cui pareva, con la perdita del suo amore, di aver perso tutto.

Ma, a pensarci bene, non aveva perso proprio tutto. Infatti, oltre alla silenziosa ed affettuosa comprensione della sua famiglia, le rimaneva soprattutto un conforto, che sempre le era stato caro, ossia l’ ammirazione delle bellezze della natura, e nella contemplazione di essa Isa si incantava e dimenticava se stessa ed i suoi dispiaceri.

Ella amava la natura in qualunque stagione ed in qualunque aspetto : adorava soprattutto i colori con cui la magica tavolozza dell’ autunno decora

Gli alberi ed i prati, ma la sua era una città marina, ed il panorama più accessibile all’ ammirazione era appunto quello costituito dall’ azzurra distesa del mare che, che le piaceva soprattutto in quel periodo, quando era agitato dal vento, ed i cavalloni spumeggianti si infrangevano contro gli scogli. Ed oggi, pensò Isa sollevando gli occhi dal libro ed osservando i mulinelli creati dal vento di ottobre, era proprio una giornata di quelle che le piacevano, una giornata in tono con il suo umore.

Perciò, come in quel periodo aveva già fatto altre volte, decise che anche quel giorno sarebbe andata ad osservare i marosi che si abbattevano sulla spiaggia. Niente di più facile, del resto, in una città marittima come la sua.

Bastava salire in macchina, imboccare la strada della Litoranea, e dopo pochi kilometri il mare si sarebbe offerto alla sua vista.

Perciò Isa, dopo aver brevemente avvisato la madre, uscì di casa, salì in macchina, e dopo poco si trovò al cospetto del mare che ruggiva, e che sembrava più infuriato di quanto Isa pensasse.

Prima di arrivare al suo posto preferito, che era una rotonda dalla quale il panorama si scorgeva particolarmente bene, Isa pensò anche di accendere la radio: un accompagnamento musicale non fa mai male

Ma, quasi per fare dispetto a lei, c’era una trasmissione su Celentano, e ben presto la voce del cantante intonò inesorabilmente: “Ora sei rimasta sola….” Isa provò un grande fastidio nei confronti di Celentano che sembrava davvero impicciarsi troppo dei suoi affari, e bruscamente spense la radio. Improvvisamente divenne di cattivo umore, tutto incominciò a darle fastido, anche la macchina che

Precedeva la sua, e che le sembrava andasse a passo di lumaca. Decise quindi di sorpassarla e, senza le dovute cautele, si spostò a sinistra mentre premeva a tutto gas il piede sull’ acceleratore.

Ma, proprio quando sembrava di essere riuscita a sorpassare, fu colpita all’ improvviso come da una grande mazzata, che lei non riuscì a capire da dove provenisse, ma che la stordì fino a farle perdere i sensi.

—————————————————————————————–

Quando si risvegliò da quel pauroso incidente, la sua mente era tanto stanca che stentava a raccapezzarsi., e non aveva la minima idea di dove si trovasse e di che cosa le fosse accaduto.

Isa socchiuse gli occhi con gran fatica, e capì di giacere su un letto, ma che il suo corpo non era libero, perché dalle lenzuola fuoriuscivano vari tubicini che le impedivano di muoversi, cosa della quale, del resto, lei non aveva intenzione alcuna.di fare.

Le parve di notare anche, con stupore, che il suo letto era circondato da vetri.

Che cosa mi è successo? Si chiese, e, socchiudendo gli occhi, provò con fatica a ricordare qualcosa.

E così le affiorò qualche reminiscenza: ecco, a lei era parso di stare in un ascensore che scendeva sempre più giù, mentre nel suo cervello mulinavano figure colorate, di tipo simmetrico, come quelle che si vedono nei caleidoscopi, che si componevano e si scomponevano.

Sentirsi il cervello strizzato in quel modo,mentre lei scendeva sempre più giù, senza sapere dove sarebbe arrivata, le procurava una grande sofferenza, ma ecco che c’ era una musica che alleviava questo dolore, che però questa volta non era, grazie al Cielo, la canzone di Celentano,

ma era un coro costituito da persone di varia età, che cantavano insieme semplicemente, come se fossero una famiglia riunita.

Ed una voce diceva : noi cantiamo sempre questa musica, dovunque ci troviamo, quando arriva mezzogiorno,

perché stiamo bene insieme e siamo felici.

Fra tutte queste allucinazioni, lei comunque intravedeva una gran luce alla fine del tunnel,e l’ ascensore finalmente vi arrivò, e eli, abbagliata da tanta luce, chiuse gli occhi e cadde in un sonno profondo.

Ma, come abbiamo detto prima, dopo qualche tempo ( Quante ore? Non si sa), si risvegliò, e le sovvennero quei frammmenti di ricordi di cui abbiamo parlato, ma che le parvero molto strani.

Avrebbe quindi voluto chiederne la spiegazione a qualcuno, e, aprendo gli occhi con grande sforzo, cercò di guardare oltre il vetro che la circondava.

Vide la madre ed il padre piangenti, e, oh miracolo, vide anche il ragazzo che tanto aveva amato e per il quale tanto aveva sofferto.

Lui sembrava fosse giunto in fretta e da lontano, e la guardava ansiosamente ed affettuosamente al di là del vetro, aggiustandosi nervosamente con la mano il ciuffo di capelli ribelli, che a lei piacevano tanto, e che spesso soleva accarezzare.

Avrebbe voluto farlo, dimentica del vetro, anche ora, alzò un braccio e cercò anche di parlargli, ma non potè, perché l’ infernale ascensore si mise di nuovo in moto, e la condusse giù giù, là dove è vietato colloquiare coi vivi.

Luisa Catapano

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2 Responses to “L’incidente”

  1. badessa Says:

    Ecco il tuo racconto visualiabile nel blog del monastero errante….
    Donzella?

  2. badessa Says:

    La parola incomprensibile non è greco antico…..ehehehe
    “visualizzabile”

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