Implode violenta
Scuotendo sotto pelle
Spietata di pensieri
Si fa lacero di luciditΰ
Spiegando
Come una bandiera darresa
Il sapore polveroso
Della disfatta
Dentro me
Covo il senso
Distinto farmaco
A chetare
Latomicamente
A
A
A
A
A
A
A
A

A

tra cielo e mare
di una terra lo spettro
che coglie improvvisa luce
al calmo orizzonte
Canta la Fata
nello sfarzo del prodigio
linaspettato desio
a soddisfar lidea di lontano
colta nel profondo
Cosμ io
nel faticoso mutar
sento il miraggio
esplodermi sul capo
nel temer la vita
E stringe il cuor Morgana
ad incitarne il battitio
che io viva nel miraggio
come vergine isola
tra il tormento e l cielo
vvvvv
che nel silente crepitio dello schiudersi
volge lalto suo capo
al cristallino cielo
eterno mantello
della perpetua primavera
Vedo
ricamo di grazia
negli arti suoi nodosi
Spine come artigli
che le mie dita pungendo
ricordan della vita il sapore
Pavido
inghiotte vita ad ogni suo sfogliar
Petalo a petalo
a rinnovar arcaica bellezza
sita nella stretta morse
delle profonde sue radici

Della terra
s'apre la scorza
a chetar l'occulta mia brama
del dorato astro
che al suo interno ruota
s'alzano le polari aurore
fari tra i ghiacci
ad indicarmi la soglia
della sotterranea vastitΰ
s'io l'appiglio
al cuore cerco
cava la terra
m'accoglie l'animo
e io l'ascolto
scalpitarmi dentro
come un sole chiuso
nelle segrete del mondo

S
S
S
Alta cresta dantico merlata
il silenzio ti veste
ed elegante ti stendi
come Dama abbandonata dal tempo
Il sinuoso tuo fianco sfiora il brivido del cielo
adagiata stai immobile
a contemplare il lago
Lμ da dove fuggμ unepoca
ora lontano passato
che sul Colle si spegne
E muschio da custodire oggi
tra le pietre accatastate
come memorie lasciate a dormire
ignare dellintrepido moto
della moderna civiltΰ
Son fatica i passi nostri
indiscreti sinerpicano
sulla umida e ripida terra
tra le irose ortiche
e i limpidi ruscelli
che bizzarri e frettolosi
si capovolgono a valle
come le curiose genti
che il Borgo abbandonarono
per una gola a ridosso del lago
E sola sta la Signora dei boschi
unica custode delle memorie
ormai ruderi fattisi lapidi
dei sospiri di vita
che il Colle di Sogno respirς
Il silenzio scuote lansia
Ne gioca lombre
Deridendo lansimar del fiato
Che deco svuotς lo stomaco
Lanimo a sfiorar le dita
Nellintento arduo di strapparla al canto
Delle notti insonni
Che in giorni si tramutano
Cadon come ciocche
Di netto sforbiciate
Dellanima mia i brandelli
Nel poetico rigurgitar


S
Mi
sorpresi a rimirar me stessa
Dalle ombre avvolta
Che i lontani angoli
Sulla mia pallida pelle posarono
I pizzi del tempo
Solleticando i miei ricordi
Setosi e lievi parvero
Nascondere il mio dolore.
Fu negli anni
Nei dispettosi giorni
Che del vuoto presi coscienza
E a grandi sorsate lo assaggiai.
Maledetto il dolore
Fattosi semplice e costante lacrima
Dei miei occhi ne mutς il colore
E mi sorpresi a rimirar me stessa
Nello specchio mi riflettevo
Lontana dalla vita
Volto bianco ondeggiante
Occhi colmi di verde lacrima
Scoprii di me lincanto
Che mi fece della tristezza golosa
Che alla vita aprμ il mio cuore
Che volle lenire dellaltrui il male
e mi sorprendo a rimirar me stessa
In quel buio angolo
A leccarmi ferite che quasi non mappartengono
Figlia di un celeste dovere.
Verso non hanno
questi miei pensieri
Che la rotta perdono
nellinseguir ricordi
Come lampi sui vetri
rimbalzan dal sole alle ombre
Fuggendo lesti
dalle muffe delle cantine
ai bollori dellasfalto
Tendendosi poi come vele
sullacque luride del Naviglio
Mi rividi fanciulla
nellubriaco pomeriggio
addensarmi col torpore
Dacidi e usati colori vestita
buttata come un cencio
tra le bancarelle e la spazzatura
A raccogliere i marci frutti
della mia poca consapevolezza
Vesto lodore
come del chiuso
Meneghina naftalina
che il cuore mio ha fatto
alto davanzale
marmoreo altare
del mio prossimo suicidio
Di me moriranno forse
il rigetto e lastio
per quella livida ragazzetta
che ancor oggi canta
sotto il silenzio
delle mie memorie
della darsena la pazzia
S
Posato su di un angolo del suo ventre.
Le piccole zanne appuntitecristalli di luna pensai.
Piccolo mammifero penetrato nella pelle.
Regana guardava quella piccola India come un quadro che prende vita.
Quelle 4 buffe zampe .forse mentre dorme posso immortalare la sua posa maestosa e solenne.
Lando continuava a dormire con il volto cosparso di incolta barba .Le sue labbra appena schiuse lasciavano sfuggire un sibilo acuto .Mi avvicinai a quel respiro:θ assurdo come la vaniglia possa trasudare anche dal suo alito!.
Presi locchio portatile di Lando. Vi guardai dentro cercando lo scatto.
La bestia era fuggita lasciando il suo ventre nudo.no!pensai,cosμ non θ bello!ma dove si θ cacciato quel mostriciattolo? .Cominciai a ruotare su me stessa tenendo lo sguardo fisso nellocchiello della macchinetta infernale.
Sul comς trovato alla discarica due mesi prima avevo posato tre ceri di quelli rossi che in chiesa si posano ai piedi della Madonna,due di questi erano accesi e le fiammelle vibranti richiamavano la notte .La polvere sul mobile era spessa e donava una patina chiara confondendo le venature dabete rosso e spegnendo i miraggi brillanti della marezzatura.
Era strano(me ne resi conto) di come fosse impossibile che nessun oggetto inutile si trovasse su quella distesa polverosa.
Mi spostai appena verso destra.
La parete arancione,limmagine di un grande albero secolare,piω a destra il cavalletto di legno senza fogli,piω a destra ancora una sedia in legno scuro,il poggiaculo di paglia intrecciata e sopra un cumulo disastroso di abiti,calzini,sciarpe,un cappello da ferroviere preso al negozio di vestiti usati un giorno che ero in giro da sola e non sapevo come spendere dodicimilalire.Piω a destra ancora la parete arancione,piω a destra eccolo!ma cosa diamine ci fai li?TATLIK,immortalato.ora torna da dove sei venuto!.
Il mio urlo svegliς Lando che si tirς su di scatto spolverandosi una spalla ancora sporca di sogni e si guardς la pancia e mi disse con la bocca impastata e uno sguardo a dir poco sconvolto:ma non lavevo tatuato a destra?
Che sogni fai
al destar del tuo sguardo?
Che cosa vedi
Allo schiudersi delle tue palpebre?
Quando i tuoi passi saccavallano
Percorrendo i miei giorni
assassinando il mio destino
nella follia mi getto
cercando i tuoi lineamenti
riflessi sulle schegge di lacrime
spezzate dalla realtΰ
che sogni fai?
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La tua voce al telefono come incanto che vibra caldo nel mio udito .Il tuo alito che trapassa la meccanica assurda di questo apparecchio senzanima. Attraversata dal tuo suono. La compagnia che mi dai srotolando parole delicate.
Ci vogliamo incontrare?mi domandasti con un sussurro,domani!ti risposi.
Regana camminava svelta guardando il rapido rincorrersi dei suoi piedi elevati su di una gommosa zeppa color mare. Le gambe leste e decise,molto sudate,accarezzate dalla fresca viscosa rossa che la scopriva giΰ molto prima delle ginocchia. Il ventre morbido si distendeva verso i fianchi decisamente solcati da uno slip strettino .Il seno lucido di sudore,sempre un po oltre la taglia del vestito e le spalle larghe solleticate dai biondi capelli voluminosi,molto voluminosi.
Lando aspettava seduto al volante nella sua stretta e amata latta color sangue.
Era quello sguardo magnetico di lui che pareva muoverle il corpo,dopo mesi ancora cosμ eccitata ed ogni nuovo incontro.
Ad una ventina di passi dallautomobile giΰ si annusava nellaria quel mieloso profumo di torta e alla gola le veniva una sensazione come di passionale golositΰ.
Finalmente seduta accanto a Lando .La mano di lui si aggrovigliς ai capelli e la strinse forte a sι,le accarezzς le labbra scivolando con la lingua nella sua morbida bocca bagnata e come in un bollente amplesso quel bacio esplose in un godimento scandito dalle note drammatiche di un brano irlandese che sembrava scritto per quel momento .Lando passς un polpastrello profumato sulle labbra di Regana:oggi mi sembri quasi una donna!.
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Ho acceso lincenso al caprifoglio,ne ho aspirato con le narici il penetrante odore,caldo,insistente. Chiudendo gli occhi e lasciandomi trasalire dal ricordo dellultima volta che ho confuso la mia mente nel tuo sguardo.
Θ tutto un mondo di sapori dolciastri che mi si plasmano addosso.
Ho acceso lo stereo e il nastro ha snocciolato note violente di corde acide pizzicate con ritmo frenetico. Come un pianto disperato di chi nella foresta cerca le sue briciole di pane per ritornare a casa poveri passi mai piω ritrovati!
Si confondono i pensieri col paesaggio cittadino oltre la lastra.
La giornata risplende di tiepidi raggi che si sparpagliano nei vicoli silenti fino ad entrare furtivi nei portoni dei palazzi ancora spenti dal sonno.
Il mattino appena cominciato di una domenica di primavera come tante,ma come lunica in cui Regana non lo vide arrivare piω.
Prese con gesto rituale il bastoncino odoroso e servendosi di un delicato fuochino creato con abile magia allo scorrere del dito pollice della mano sinistra su di una rotella dentata diede vita alla bacchetta color bruciato.
Lando molto probabilmente stava preparando il caffθ come ogni domenica allalba. Lavrebbe bevuto lentamente seduto sul suo letto bianco nella sua stanza arancione quella stanza troppo piena di Regana.
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Ma nel tempo che non si chiude mai come petali impietriti
Sul tavolo di formica rossa dai bordi cromati e gli spigoli smussati stava posato il mazzo di chiavi della latta color sangue.
Alcuni passi morbidi,la sua camminata flessuosa,elastica.
La mano che afferra le chiavi,uno sguardo allorologio sulla parete.
La parete appena imbiancata ospitava unalta fila di mensole color dell ebano e ogni mensola,lunga quanto due braccia,si caricava il peso di centinaia e centinaia e centinaia di fotografie. Uninfinitΰ di immagini scattati che oltre le mensole si srotolavano sul pavimento percorrendo il perimetro della stanza come in un disordinato girotondo.
sono le nove passate
Lando che guarda verso la porta del bagno.
Lando che cammina verso lingresso di casa.
Lando che torna sui suoi passi,spalanca la porta del bagno e si affaccia felino.
sei pronta?
Regana:lacqua che scorre schiumosa sulle sue mani. Le dita lunghe e carnose,appena inanellate dori e argenti scuri. Le unghie dipinte di vino cupo.
Regana che si spruzza sul viso acqua gelata.
si vede che ho pianto?
Lando guarda con fare indurito il trucco sbavato di Regana,guarda le sue gote arrossate e le labbra umide e delicate.
si! I tuoi occhi sono molto verdi
Regana chiude il rubinetto,si scruta nellenorme specchio:i suoi capelli sono cresciuti,la frangia insiste sui suoi occhi,occupando piω spazio di quanto dovrebbe.
ora mi vesto
Le calzamaglie nere,i calzettoni di spugna grigi ,il vestito di lycra multicolor,gli stivali neri.
Regana si porta lenta verso la cucina e prende dal tavolo di formica rossa una sacca color prato.
Regana e Lando siedono composti sui sedili posteriori dellautomobile. Le mani esperte di lei versano del the bollente nella tazza di Lando. Nella sacca hanno trovato posto anche un vassoietto di paste secche fatte da Regana.
-Laika-fluttua nel piccolo ambiente.I due sorseggiano lenti dalle calde tazze inebriati dal profumo dolciastro della bevanda.
Fuori lo scorrere fluido delle macchine nel buio nebbioso di un autunno come tanti a Milano.
Fine
2011
S
S
S
S
S
S
Era
pervasa da un sottile senso dansia, mentre con le mani si cingeva stretta
nel suo corsetto nero e logoro .Vestiva in quel guscio ogni
mattina,comprimendosi le carni come se esse rischiassero di scivolare via
dalla sua imprevedibile anima,lasciandola nuda, preda di ogni deviante
desiderio.
Quandebbe tirato ogni laccio e ogni gancio ben assicurato al proprio
occhiello, prese a cospargersi di bianca cipria. Bianca come polvere di
porcellana.
Cadeva lieve la povere,come un senso dantico torpore su quella pelle che
pareva incarnarsi di luna. Il pizzo e il raso, che la inguainavano fino i
fianchi, si sporcavano di questa magica polvere di farfalla, che se avesse
potuto avrebbe fatto volar via quella stretta veste liberandole il pallido
bacino, accogliente eppur cosμ solo
Cera nel cielo una pennellata di notte che si allargava rapida come una
macchia dinchiostro fino ad oscurare gli astri. Era una notte che del suo
odore portava laroma.
Cosμ il buio le rapμ la solitudine
Volς, farfalla incipriata di sensualitΰ, nei meandri di una notte che la
chiamava a voce alta e la tirava fino al fondo di un sogno che sentiero si
fece,stretto tra le fronde.
Saccorse, in un momento, del suo stesso respiro che le scivolava dalla
bocca, solleticandole le labbra.
Poi cadde,tra le more.
Ferite saprirono sulla pelle, come spasmi da soddisfare e le spine vi si
conficcarono penetrandole sino al piacere. Vi erano radici che furbe dalla
terra uscirono, sino ad incrociarsi con le sue gambe.
Nellaria odore di viole e more. E la notte a tacere ogni indiscreto
gemito
Il buio si fece complice mantello e coprμ lidilliaco amplesso che turbς
ogni angolo del bosco, facendo persino chinar le fronde dei piω alti alberi a
confonder i movimenti e i rumori .
Venne lalba ,bianca e austera che scoprμ improvvisa un bosco ancor scosso
e oltre il sentiero,quasi sul ciglio del precipizio, stava un cespuglio di
profumate more, bocconi golosi da riempirsene la bocca
ma una bianca patina
le impallidiva come fossero piccoli grappoli di lacrime, immobili e
solenni
nessuno osς mai disturbare quella triste magia.
S
Fatica il fiato
ad infrangersi con laria
tenendosi con poca fermezza
allaltalenante respiro
Trema lumor mio
tra i singhiozzi stanchi
avvinghiandosi come radice
al mio solo cuore
Alba non nasce
che della rabbia mi porti il sapore
che della stanchezza
mi porti il torpore
Vago scintilla
nellamplesso di questa nera notte
Sai,planando come un falco
Vedo la pianura scendere dai monti
Come sottana che sulle pietre striscia
E lombre districarsi tra le fronde scorgo
E il bosco odo alla quiete chiamarmi
Ma io,quasi a sfiorar terra plano
E veloce mi sollevo in volo
A picco sulla vita
della mia paura regina
Volo e malzo,esausta e mai finita
Sono falco,sono radice
Sono pianto e guerra
Dellanimo mio armata
sfido il terrore che la gola mi piglia
E amo,con la mia rabbia tutta amo!
Elastica libido
Dal pensiero alla mano
Incerta e timida
Come farfalla di labbra in labbra
A spregiudicar desideri
Troppo fondi nella carne
Incastonati nel silenzio
Di solitarie notti
Libido delastiche manie
A confondere i corpi
A mischiarne i componenti
A liberare lestasi
Salza vivo il fiato
Come nellimprovviso sbocciar
Di salata rosa pulsante
Intima come un segreto
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
S
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E
E
E
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