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Aggiornato il 06/01/2008

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MEMORIE DI INFANZIA

Quel giorno, decisi di tornare in paese.

Viaggiavo da sola. Era una giornata secca e afosa.

Mi ero, appena lasciata alle spalle, la provinciale.

Cosμ, piegai a destra, per la stradina del Pantano, attraversai quel piccolo viottolo, angusto e polveroso che, dalle casette nuove, insinuandosi tra timide cime di argilla bianca, tutto d’un tratto s’impenna, per, poi approdare, inaspettatamente, su, in cima, alla stradina rotabile, proprio ai piedi di Alianello Nuovo, vicino l’Ulivone.

Dal cuore della mia infanzia, serena e luminosa, impressa in quei luoghi arcani, tra i rami di ulivi secolari, sui mattoni della piazza davanti la Chiesa, procedevo verso il villaggio.

Capitava che, ogni volta, appena prendevo la via del paese, venivo avvolta da una sorta di irrefrenabile commozione, simile alla tenerezza degli occhi delle mamme per i figli, e, che, aumentava via via che intravedevo le prime case, irte sullo strapiombo.

L’oblio cancellava il resto, mentre l’animo abbracciava ogni cosa lo sguardo sfiorasse, come l’edera, nella chiesetta di San Giacomo, che s’abbarbica sugli alberi e sui muri.

Filari radi di pini selvatici e abeti, ai lati della strada, si ergevano contro vento, per cedere, poi, il passo alla macchia bruma e a vivaci ginestre odoranti.

Piω in lΰ apparve la collina, sulla quale, a macchie, ondeggiano ulivi antichi e toppe di campicelli coltivati.

I fianchi della collina precipitavano in voragini a strapiombo, i calanchi, mentre alcuni canneti si ergevano sul lembo dei fossi, proprio sotto il ponte rifatto.

Il silenzio imperava cupo, profondo, sovrumano.

Proseguendo verso sopra, cominciavo a sentire voci di donne e bambini, l’abbaiare incrociato di cani, il raglio di qualche asino che giΰ tornava dalla fatica. Voci che, poi, si perdevano nel vuoto del Fosso del Bersagliere.

Piω avanti, passando dal vecchio panificio, venivo catturata dal profumo di pane, fresco, penetrante, che mi dilatava le narici e che tante cose mi diceva del tempo andato.

Giunta al centro dell’unica via maestra del paese, venni catturata dai profumi inebrianti e familiari, dei sughi al basilico che fuoriuscivano da ogni angolo.

Davanti ai bar del villaggio, uomini anziani sedevano a giocare a scopa, mentre discorrevano del tempo della caccia e dei campi.

Poi, d’un tratto, dinanzi a me si apriva la stradina che portava al mio vicoletto e alla casa dov’ero nata e cresciuta, in Via Marconi.

Cosμ, mi avvicinai in silenzio soffocando la gioia.

Non so proprio come, ma mia mamma se n’accorse, e uscμ abbracciandomi. Poi, giunse pure mio padre.

Il calore delle loro braccia morbide, muscolose, che avevo dimenticato, mi riportς ai tempi d’infanzia e un pς mi imbarazzai.

Poi, ci sedemmo sui gradini di casa, e mentre li guardavo, mi rendevo conto che, di colpo, erano invecchiati. E io ero stata lontana, mi ero scordata di loro. Mi inteneriva vederli insieme, vicino a me, come facevano quand’ero bambina. E io mi ero scordata di loro! Li accarezzai, poi ci mettemmo a discorrere.

Ai lati della vecchia scala e sul muretto di pietra, numerose fioriere variopinte, mi ricordavano che tutto passa e muore.

E mi tornς in mente una filastrocca di mia nonna che finiva: “come si scioglie la neve e pure la cera, cosμ si scioglie la vita mia ora per ora.”

Addμ, 30/10/08                     Carmela Lo Bosco da Aliano ( MT )

 

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Cielo di notte

Fulgean le stelle

nel cielo silente.

Tra colli e vallate

battute dal vento,

volgeva il suo passo

la luna morente.

La notte avvolgeva

col greve mantello,

quell’urlo straziante

di antico fardello.

 

Addμ, 12/6/08

 

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La luna

La Luna

 

Era d’estate.

La pioggia battente

aveva avvolto il villaggio,

scendendo in piccoli rigagnoli

che stagnavano qua e lΰ,

tra le buche delle vie.

A sera, un fanciullo giocava

sul lembo di una pozza bruma,

quando s’avvide del magico riflesso

e, affondate le mani nell’acqua scura,

riemerse, urlando al cielo:

ecco, ti ho preso la luna!

Addμ, 8/6/08

 

Carmela Lo Bosco

 

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Non dimenticare

NON DIMENTICARE

Non dimenticarti

quanto ti ho amato,

tra i rivoli impalpabili

delle mie corse giovani,

tra gli alberi sfrondati

della grigia stagione;

sotto il cielo terso dei nostri desideri,

trasportati dalle bianche sentinelle,

complici incolpevoli

di un perduto amore.

Non dimenticarti

le mie mani delicate

che scrutavano i tuoi occhi persi

e la pelle chiara;

che sfioravano la tua bocca,

beffarda e menzognera.

Non dimenticarti

i tuoi silenzi, duri come pietre

che strappavano le mie membra

che io ricomponevo,

certa che le avresti sbrandellate ancora.

Non dimenticarti

dell’alito del vento

che soffiava impetuoso sul fiume agitato

della nostra primavera,

e scompigliava

i miei capelli scuri

e avvolgeva le anime leggere.

Non dimenticarti

la mia voce tremante

nel pronunciare il tuo nome

e le nostre promesse,

cadute con le foglie d’autunno.

Non dimenticarmi

quel dμ, nei giorni lontani

che volgeranno a sera,

quando avrai scordato ogni cosa,

i miei occhi e la mia voce,

il soffio di un’emozione vera,

il canto solare del mio verso,

Allora,

saprai d’essere stato tanto amato,

e, tuttavia,…….. d’avermi persa.

 

 

Carmela Lo Bosco

 

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Silenzio

Silenzio

Non so perchι

devo dirtelo,

che il sonno

θ unica speranza tra le labbra.

Non so perchι

ho udito,

l’urlo del vento

tra le fronde contro sole.

Non so perchι

ho atteso in silenzio.

So, perς, che l’attesa,

ora mi danna.

 

Carmela Lo Bosco

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Aliano

ALIANO

 

La via del paese

era un piccolo sentiero

lungo e tortuoso.

Poche case

si affacciavano timide

dalla collina increspata.

Dai calanchi aridi e brulli

si levava l’urlo del Bersagliere.

Dinanzi,

cipressi minacciosi

si impennavano

contro il cielo terso.

Qua e la,

muri sconnessi

sostenevano giardini spogli,

mentre antichi ulivi,

si infilavano tra le macchie brune

per precipitare, d’un tratto,

giω per la china.

 

Giugno 2008

 

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D’Autunno

D’autunno.

 

Perduto amore,

come le rose d’ottobre

vivono giorni

e in eterno periscono.

 

Mio unico rimpianto.

 

percorrevamo insieme

la stradina sterrata

del paese,

e tu mi stavi accanto.

 

La tua bocca narrava

carezze infinite

parole avvolgenti.

 

e ora…piω niente..

 

Mi lasciasti in autunno

sotto un faggio ingiallito,

nel silenzio di te,

mio amore infinito.

 

Addμ, 17/11/08

 

Carmela Lo Bosco

Sentieri

Sentieri

Dolce posava
il suo capo
al tiepido seno.

Ma nulla θ di nostro,
solo le pene!

Come l’acqua sorgiva
gorgoglia impetuosa,
giω per il pendio,
e, poi, d’un tratto,
s’adagia e tace.

Cosμ un fanciullo
affidava i suoi sogni
a barchette di carta.

Mentre intrichi
di nuvole bianche
nascondono i sentieri.

Addμ, 15/11/08

Carmela Lo Bosco

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LA VOCE DELL’ANIMA

 

Come le bianche piume

dei gabbiani che,

all’aurora,

sfiorano appena,

la spuma dell’onda.

Cosμ leggero

il mio pensiero volge

verso i tuoi sogni.

Sempre,

ogni notte,

senza mai destarti.

Perchι l’anima si ascolta,

non si parla.

Perchι si ama

col silenzio, e….

in silenzio si muore!

Addμ, 09/12/08

Carmela Lo Bosco

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IL GUARDIANO DEL FARO

All’ombra

sedeva

il guardiano del faro,

con gli occhi bruciati

dalla schiuma del mare.

Attendeva solitario

la fine del giorno.

Poi,

issς la sua vela,

s’immerse nell’acqua e…

non fece ritorno.

 

Addμ, 03/01/09

Carmela Lo Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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